Gay & Bisex
incontri al distributore
03.06.2026 |
3.420 |
7
"Dentro, l'odore era quello di un uomo che vive da solo: un misto di fumo, caffè stantio e quel suo odore di sudore che già mi aveva colpito..."
La notte era umida e pesante, l'aria di luglio si attaccava alla pelle come una seconda sudata. Ero in piedi vicino alla pompa di benzina del distributore deserto, la luce al neon mi accecava mentre cercavo di far funzionare quella maledetta macchinetta. Inserivo la banconota, ma la spia rossa continuava a lampeggiare. "Accettata solo carta," diceva lo schermo digitale. Maledizione. Avevo solo contanti.Il ronzio costante delle luci e il sapore acre del carburante nell'aria mi davano il mal di testa. Sbattei un pugno sul metallo freddo della pompa. Proprio in quel momento, una vecchia Fiat Punto arrugginita si fermò con un cigolio di freni accanto alla mia BMW nera scintillante. Il contrasto era quasi comico.
Dall'auto scese un uomo. Capelli arruffati e sudati, maglietta grigia appiccicata al corpo con evidenti aloni di sudore sotto le ascelle. Pantaloni da lavoro sporchi di terra. Mi guardò con occhi stanchi ma curiosi. "Hai problemi?" chiese, la voce roca.
Annuii, frustrato. "Questa dannata macchinetta non prende contanti."
Lui si avvicinò, il suo odore di sudore maschile mi colpì improvvisamente. Non era sgradevole. Anzi. Estrasse il portafoglio. "Faccio io," disse, infilando la sua carta. "Poi mi dai i soldi."
Mentre digitava il codice, notai le sue mani: grandi, callose, con unghie sporche di grasso. La benzina iniziò a scorrere nel serbatoio con quel suo suono gorgogliante. "Grazie," dissi, porgendogli i soldi.
Le sue dita mi toccarono nel passaggio. Un contatto breve, elettrico. "Nessun problema," sorrise, mostrando denti non perfetti ma un sorriso sincero. "Sei nuovo da queste parti?"
"No, solo di passaggio." Lo guardai meglio sotto la luce al neon. Aveva la pelle abbronzata, qualche ruga d'espressione intorno agli occhi. Non era bellissimo, ma c'era qualcosa in lui. Un'energia grezza, maschile.
"Faccio il meccanico qui vicino," disse, asciugandosi il sudore dalla fronte con il dorso della mano. "Se la tua auto fa capricci, sai dove trovarmi."
Risi. "Promesso."
Ci guardammo per un momento troppo lungo. L'atmosfera cambiò, diventò densa, carica. "Senti," disse lui, rompendo il silenzio. "Il bar qui sta per chiudere, ma se vuoi... potremmo prenderci qualcosa."
Accettai senza pensarci due volte. Il bar del distributore era esattamente come mi aspettavo: triste, desolato, con un bancone di formica e due sgabere scrostate. Il barista, un uomo anziano con occhiaie profonde, ci servì due birre senza entusiasmo.
Ci sedemmo nell'unico angolo semi-illuminato. Marco si appoggiò allo schienale, allargando le gambe in modo disinvolto. Potevo vedere il contorno del suo pacco sotto i pantaloni di lavoro. "Allora," disse, "di cosa ti occupi?"
La conversazione fluì facile. Ridi, battute, il suono delle nostre voci che riempiva quel vuoto triste. Ogni tanto le nostre gambe si toccavano sotto il tavolo. Nessuno si ritraeva. Anzi, io allungavo leggermente il contatto, lui non si muoveva.
Verso le undici, il barista sbuffò. "Signori, stiamo chiudendo."
Marco si alzò. "Andiamo?" mi chiese, con un lampo negli occhi. "A casa mia c'è il frigo pieno."
Il cuore mi batteva forte. "Certo."
Seguì la sua Punto fino a una piccola casa periferica con un giardino trascurato. Dentro, l'odore era quello di un uomo che vive da solo: un misto di fumo, caffè stantio e quel suo odore di sudore che già mi aveva colpito.
"Vuoi qualcosa da bere?" chiese, aprendo il frigo.
"No grazie," risposi, la voce roca. "Sono qui per altro."
Lui capì immediatamente. Chiuse il frigo e si voltò verso di me. In due passi fu vicino, il suo corpo premuto contro il mio. "Lo sapevo," sussurrò, il suo fiato caldo sul mio collo.
Poi mi baciò. Non un bacio dolce, ma un bacio famelico, con la lingua che esplorava la mia bocca con insistenza. Le sue mani mi afferrarono i glutei, stringendo forte. "Che bel culo," mormorò tra un bacio e l'altro.
Mi spinse verso il divano, facendomi cadere all'indietro. Si tolse la maglietta sudata, rivelando un petto peloso e un addome non scolpito ma maschile. Si aprì i pantaloni, estraendo un cazzo già duro, spesso, con le palle pelose.
"Succhialo," ordinò, la voce roca di desiderio.
Mi inginocchiai, il tappeto ruvido contro le mie ginocchia. Il suo sapore era intenso, maschile. Lo presi in bocca, sentendolo pulsare sulla mia lingua. Lui mi afferrò i capelli, iniziando a scoparmi la bocca con ritmo deciso. "Così, sì, troia," gemette.
Dopo qualche minuto mi tirò su. "Spogliati," comandò.
Mentre mi sfilavo i vestiti, lui mi guardava con intensità, si toccava il cazzo lentamente. Quando fui nudo, mi girò, facendomi appoggiare con le mani allo schienale del divano. "Questo culo è mio," disse, e sentii la sua lingua sulla mia fessura.
Urlai per il piacere. Mi leccava con avidità, la sua barba ruvida contro la mia pelle liscia. Poi introdusse un dito, poi due. "Sei stretto," commentò. "Mi piaci."
Si bagnò il cazzo con la saliva e lo appoggiò al mio buco. "Pronto?" chiese, ma non aspettò la risposta.
Entrò con un colpo secco. Il dolore iniziale si trasformò subito in piacere quando iniziò a muoversi. Mi scopava con forza, le sue palle sbattevano contro le mie. "Ti piace, eh? Ti piace il mio cazzo nel culo?"
"Sì, sì, più forte," supplicai.
Cambiammo posizione. Mi sdraiai sulla schiena, lui mi sollevò le gambe sulle spalle. In questa posizione poteva entrare ancora più profondo. Ogni colpo mi faceva vedere le stelle. Il suo sudore gocciolava sul mio petto.
"Vengo," gridò, e sentii la sborra calda riempirmi l'interno.
Ma non si fermò. Continuò a scoparmi, il suo cazzo ancora duro nel mio culo pieno del suo sperma. "Ancora," ringhiava. "Voglio riempirti di nuovo."
Mi girò a pancia in giù, salì sopra di me. Questa volta fu ancora più selvaggio. Mi mordicava il collo, le spalle. "Culo mio," ripeteva come un mantra. "Tutto mio."
Quando venne la seconda volta, ero esausto ma soddisfatto. Il mio culo bruciava nel modo più piacevole. Mi sentivo pieno, usato, completo.
Ci sdraiammo sul divano, il respiro ancora affannoso. Lui mi accarezzava i capelli. "Sei stato fantastico," sussurrò.
Io non potevo parlare. Mi limitai a stringerlo più forte, sentendo il suo sperma stillare lentamente dal mio culo esausto. Era stata una notte che non avrei dimenticato facilmente.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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